Made in Italy: cosa significa veramente?

Made in Italy

è un’indicazione di provenienza di un qualsiasi tipo di bene o prodotto, la cui origine è certificata come 100% italiana. La Certificazione 100% Made in Italy ha l’obiettivo di confermare il valore del prodotto di vera origine italiana, viene effettuata con tutti i parametri previsti dalla normativa italiana vigente (la legge n. 166 articolo 16 del 20 novembre 2009) e viene rilasciata dall’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani.

In passato e più precisamente dagli anni ’80 in poi, Made in Italy era semplicemente un’espressione in lingua inglese creata dai produttori italiani nell’ambito di un processo di rivalutazione e difesa dell’italianità del prodotto. L’esigenza di allora, come quella di oggi in realtà, era quella di contrastare la falsificazione della produzione artigianale e industriale italiana, soprattutto nei quattro tradizionali settori, noti anche come “le quattro A”: Abbigliamento, Agroalimentare, Arredamento e Automobili.

All’estero, infatti, i prodotti italiani avevano nel tempo guadagnato una fama tale da essere associati a qualità di realizzazione, eleganza, cura dei dettagli, fantasia delle forme e durevolezza.

Le prime basi normative per il riconoscimento del Made In Italy su un piano legale, si ebbero con l’Accordo di Madrid del 1891, recepito e ratificato in Italia con la legge n. 676 del 1967 con il quale si sanciva che apposizione del Made In Italy, consentiva di individuare l’esatto luogo di fabbricazione di un determinato prodotto ed è pertanto riconducibile all’accertamento dell’origine del medesimo.

Dal 1999 in poi  il marchio Made in Italy ha cominciato ad essere promosso da vari Enti ed associazioni, come l’Istituto per la Tutela dei Produttori Italiani , l’Associazione Made in Italy, il Comitato Made in Italy, Food Italy Certification, oltre che da parte di tutte le Associazioni di Categoria delle Imprese dei diversi settori, dai Consorzi di Tutela e Garanzia ed in primis dagli Organi Governativi che sono intervenuti regolandone l’utilizzo in base a specifiche leggi dello stato che ha avocato alle preposte autorità le attività di verifica e tutela.

Successivamente, fu la Legge Finanziaria 2004 (L. n. 350 del 2003) a far chiarezza,  stabilendo che chi scrive “made in Italy” su qualsiasi merce che non sia stata fabbricata realmente in Italia rischia la reclusione fino ad un anno e la pena è addirittura maggiore se si tratta di alimenti o bibite.

“L’importazione e l’esportazione a fini di commercializzazione ovvero la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza costituisce reato ed è punita ai sensi dell’articolo 517 del codice penale.”

E se da un lato questa legge ha riscritto le norme dell’etichettatura sull’origine delle merci, dall’altro è altrettanto vero che nella realtà dei fatti mettere la bandiera italiana, la dicitura Italy o Made in Italy su un prodotto è possibile per riferirsi alla parte imprenditoriale del produttore, mentre quella produttiva (manifatturiera, coloro che materialmente lavorano il prodotto) vera e propria può trovarsi ovunque.

Basta quindi che il prodotto sia «pensato o disegnato» quando non totalmente gestito da un imprenditore italiano, per potersi tranquillamente fregiare di tale marchio, anche se questo manufatto è costruito in un paese qualsiasi che non sia l’Italia.

Oggi il marchio “Made in Italy” è diventato importantissimo per le esportazioni italiane ed è così noto a livello mondiale da essere considerata una categoria commerciale indipendente e autonoma.

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2018-06-12T00:14:47+00:00 maggio 15th, 2018|Categories: Cashmere notizie|Tags: , , , |0 Comments