Cashmere, come riconoscerlo

Che il cashmere sia la lana perfetta per confezionare i maglioni più morbidi, caldi e confortevoli è un dato di fatto.

Ma non tutti forse sono in grado di distinguerlo dalle tante altre lane pregiate che esistono in circolazione. Per i non addetti ai lavori molto spesso non è semplice distinguere un maglione o un abito in cashmere di qualità. Inoltre non tutti sono in grado di distinguere un capo realizzato in 100% cashmere da un capo che ne contiene solo una minima parte, oppure che non ne contiene affatto.

Con questo articolo vogliamo cercare di approfondire la conoscenza di questa pregiatissima lana, per evitare spiacevoli sorprese all’acquisto e insegnarvi a riconoscere la qualità, evitando i falsi.

Ma come è possibile distinguere un buon maglione di cashmere ?

Il mercato oggi presenta una grandissima quantità di lane differenti che provengono da ogni parte del mondo e dai più diversi animali.

Gli animali che vengono tosati per la produzione di lane pregiate sono molti. Primo tra tutti, l’angora, una particolare specie di coniglio che viene allevato quasi esclusivamente in Cina. Il coniglio angora subisce un trattamento speciale nel corso della sua vita e viene spazzolato e tosato ogni tre mesi: dal suo pelo viene prodotta la morbidissima lana di angora, uno dei filati preferiti per la preparazione di maglioni morbidi e soffici.

Un altro animale il cui pelo viene utilizzato per la produzione di vestiario invernale, soprattutto i cappotti, è il cammello.

Ma la stragrande maggioranza degli animali che vengono impiegati per la tosatura si trovano nell’America del sud: Il lama, di cui si utilizza il pelo sotto la pancia per la filatura di tessuti, e l’alpaca, un animale che vive nelle Ande il cui pelo viene apprezzato per la sua impermeabilità e setosità.

Per quel che riguarda invece la lana proveniente dal ramo caprino degli ovini, esistono due tipologie pregiate e sono la lana mohair e il cashmere, protagonista assoluto del nostro brand.

Col termine mohair si indica la fibra derivante dal pelo di una capra particolare, ossia la capra d’angora, proveniente originariamente dalle pianure dell’Asia Minore ma ormai allevata senza tanti problemi in qualsiasi altra parte del mondo. Il mohair è famoso per la sua straordinaria morbidezza e incredibile brillantezza che salta fuori non appena il filato viene lavato.

Per quel che riguarda il cashmere, la fibra da cui deriva è il pelo di un animale molto raro, chiamato kashmir che viene allevato in Cina, in Tibet, sugli altopiani della Mongolia e in Iran.

Oltre alla rarità dell’animale si aggiungono alcuni criteri per quel che riguarda la fase della tosatura dell’animale,  aspetti che contribuiscono a rendere particolarmente pregiato e costoso questo filato. Innanzitutto questo animale può essere tosato solo verso la fine della primavera, ossia nel periodo di maggior calura nelle regioni in cui vive e in cui viene allevato. E poi viene utilizzata soltanto la parte più pregiata del vello, ossia il sottopelo che cresce sotto la pancia dell’animale.

Un cashmere ben lavorato non deve fare peeling e la trama deve essere molto compatta ma soprattutto i capi in puro cashmere hanno una grande morbidezza e lucentezza nel colore.

Il cashmere viene dichiarato sulle etichette degli indumenti che compriamo ma da un’indagine condotta negli anni ’90 è emerso che potrebbe anche non essere del tutto autentica la percentuale indicata sull’etichetta.

Nel 1993 un’indagine sulle etichette svolta dal Comitato di Difesa dei Consumatori, ha infatti portato alla luce risultati che hanno creato tantissimo scalpore tra i consumatori. Dall’inchiesta è infatti emerso che la maggior parte dei capi analizzati, proveniente da un campione molto vasto di famosissimi marchi del settore, contenevano percentuali di cashmere nettamente inferiori rispetto a quanto scritto nell’etichetta.

Nei capi che dichiaravano di contenere almeno il 30% di cashmere, infatti, spesso si raggiungeva a stento il 5%: una bugia ai danni dei consumatori che non avevano che l’etichetta per determinare la qualità del capo che stavano per acquistare. Purtroppo gli esami per identificare le percentuali dei materiali utilizzati nei filati, consistono in procedimenti chimici molto complessi, non facili da realizzare e soprattutto che non possono essere realizzati dai consumatori al momento dell’acquisto. Pertanto ai consumatori non resta che affidarsi alle etichette e al loro buon senso che sicuramente gli farà riconoscere filati falsi spacciati per puro cashmere.

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